LUPI E PASTORIZIA IN PIEMONTE
La contraddizione degli “esperti”:
far aumentare i lupi e far diminuire i loro danni!

I “lupofili” del progetto europeo Life WolfAlps ne stanno pensando un’altra delle loro per far girare il carrozzone di soldi europei che secondo loro dovrebbero servire a proteggere il lupo. Anziché chiedersi il come mai della dismisurata presenza e delle origini di questi branchi di Lupi “alpini” che nel giro di quasi due decenni hanno ripopolato le Alpi piemontesi e la Liguria occidentale (animali assolutamente diversi dai lupi originari del Centro e sud Italia che, pur aumentati, non hanno le caratteristiche di quel fenomeno di “crescita esplosiva” e “domesticità comportamentale” che esiste tra Francia ed Italia, del quale nessuno si meraviglia), stanno pensando a censirne la presenza sguinzagliando studenti sulle loro tracce. Nulla di male, se non fosse che, come avviene da anni in Abruzzo per l’Orso marsicano, ed anche là con soldi europei, anziché prendere provvedimenti per ridurre la conflittualità tra lupi ed allevatori, si pensa solo al conteggio dei lupi. E’ vero che di conteggi c’è bisogno (in Abruzzo contano gli orsi vivi per sottrargli i morti!), ma per stabilire di quanto ridurre i loro branchi. Invece sulla stampa ci vengono a dire che questi conteggi avranno lo scopo di far diminuire i danni agli allevatori: una contraddizione in termini, visto che l’unico modo per ridurre i danni agli allevatori è quello di ridurre il numero dei lupi. Invece le ricerche del Life WolfAlps sembrano piuttosto rivolte al come far cresce il numero dei lupi!

E nessuno che pensi alla difesa del vero Lupo italiano a rischio di inquinamento genetico non solo con cani più o meno lupoidi (tra Emilia Romagna e Liguria orientale ci si dibatte tra ibridi e non ibridi!) ma anche quelli decisamente non autoctoni (oggi li definiscono “lupi grigi”, all’americana; e forse hanno ragione, perché non è escluso che molti di questi lupi abbiano sangue americano, e che andrebbero quanto meno messi in condizione da non incidere sulle predazioni e sugli accoppiamenti), ovvero di lupi che nulla hanno a che fare col ceppo originario centro-meridionale! E l’ISPRA, che tanta attenzione ha verso la conservazione della Lepre italica centro-meridionale, ignora completamente il Lupo italico; misteri dei biologici e protettori di animali di questo nostro strano Paese!

Ha scritto La Stampa che «L’obiettivo resta sì gestire il lupo, specie protetta, ma anche tutelare e sostenere le attività zootecniche di montagna. “Bisogna rendere la predazione sui domestici un evento difficoltoso – conclude un’esperta – spingendo i predatori a prediligere il consumo dei numerosi animali selvatici”». Un tempo più prosaicamente si diceva cercare, o sperare, di salvare capra e cavoli!

Chiedere agli americani, che da molti più anni hanno studiato i loro lupi, e sono giunti alla conclusione che esista un solo metodo per ridurre la predazione sugli animali domestici: ridurre il numero dei lupi!

Wilderness

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