La sensazione è quella che nella nuova PAC , quella che andrà dal 2021 al 2027, ammesso che nel frattempo non cambi la scadenza dei 7 anni delle Politiche agricole comunitarie, vi saranno meno soldi per il settore agricolo, causa BREXIT. 

Attenzione però che già dal 1 gennaio 2018 potranno esserci degli accorgimenti tecnici. Nel frattempo gli europarlamentari avranno la facoltà di proporre emendamenti al Regolamento Omnibus. Per lavorare al meglio su questo obiettivo l’europarlamentare Paolo De Castro (relatore in commissione agricoltura UE) ha annunciato che è stata costituita una cabina di regia tra il Mipaaf e la commissione Agricoltura del parlamento europeo, al fine di coordinare proposte ed emendamenti inerenti le norme sulla Pac del regolamento Omnibus in modo che a settenbre sia tutto definito.

Quali potrebbero essere le modifice alla PAC per il 2018 ? 

  • La prima la modifica della definizione di agricoltore attivo.  A questo proposito ricordiamo che 31 luglio il Ministero delle politiche agricole ha comunicato che il documento nazionale contenente le scelte per la prima applicazione della riforma pac 2014-2020, con particolare riferimento al nuovo regime dei pagamenti diretti, è stato approvato dal Consiglio dei ministri. E ciò ha consentito di provvedere, entro i termini stabiliti dal regolamento comunitario, a notifi care ai servizi della Commissione europea le modalità prescelte a livello italiano per dare forma e sostanza agli aiuti al reddito dal 2015 al 2020.  La modifica potrebbe portare nuove complicazione, qual’ora diventasse facoltativa, compreso l’impedimento dell’accesso ai fondi comunitari per il settore primario di nuovo a campi da golf, aeroporti e affini.
  • Altra cosa potrebbe venire cancellato il tetto massimo di 90 ettari per gli aiuti ai giovani agricoltori al primo insediamento. Lo strumento di stabilizzazione del reddito si dovrebbe applicare qualora il calo dovesse superare il 20% (con un miglioramento rispetto all’attuale 30%) del reddito medio annuo dell’imprenditore agricolo nei tre anni precedenti. Lo strumento di stabilizzazione del reddito si dovrebbe applicare qualora il calo dovesse superare il 20% (con un miglioramento rispetto all’attuale 30%) del reddito medio annuo dell’imprenditore agricolo nei tre anni precedenti.
  • In caso invece di sovraproduzioni e quindi di crisi del mercato è previsto che si possano concedere aiuti accoppiati garantendo lo stesso ammontare percepito nell’anno precedente. Questo anche in situazione contraria di riduzione delle produzioni. E’ chiaro che per ciò che riguarda la modernizzazione della PAC siamo agli inizi di un dibattito importante e sarà interessante sentire le opinioni del mondo agricolo, grazie alla possibilità di poter consultare in maniera pubblica sul  web ciò che sarà reso pubblico dalla Commissione Europea.

La vera questione è pèrò un altra, relativa a ciò che comporterà la BREXIT:  ovvero il possibile e quasi certo  taglio dei sussidi, come conseguenza naturale.  Lo ha anticipato lo stesso commissario all’Agricoltura, Phil Hogan, nel corso di un colloquio con il settimanale tedesco Der Spiegel. La Brexit, infatti, costerà al bilancio del settore agricolo 3 miliardi di euro l’anno. Innegabile che senza più il Regno Unito si dovranno chiudere i rubinetti e saranno gli agricoltori a pagarne le conseguenze

Il presidente del sindacato agricolo tedesco (Dbv), Joachim Rukwied, non ha nascosto che gli agricoltori in Germania sono “molto preoccupati” per il divario economico che si verrà a creare nei finanziamenti della Pac dopo la Brexit. A questo punto si sollecita, più che una presa di coscienza, una presa di posizione da parte di tutti gli stati menbri per garantire sostenibilità alle Politiche Agricole Comunitarie.

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