Carota selvatica

Carota selvatica – In questo suo studio il nostro amico naturalista Domenico Gabrieli ci parla oggi di un erbacea aromatica particolare che fiorisce nei prati in primavera fino ad inizio autunno. Ottimo rimedio naturale per tante patologie.

Daucus carota L. – fam. Ombrelliferae

Carota selvatica - un erba naturale
Carota selvatica – un erba naturale

Sinonimi: pastanaga, bastonagia, cepo bianco, pasticciona, virga pastoris, mai- gola.

Etimologia: Daucus: dal greco “daukos” io irrito.

Fioritura: aprile, ottobre.

 

Carota Selvatica – DESCRIZIONE

Erbacea, biennale dotata di radice fittonante, carnosa e assai grossa, di colore giallo aranciato nelle varietà coltivate o bianca nel tipo spontaneo. Il fusto è eretto (30-50 cm), ramoso e reca 2-3 foglie pennatosette. In estate compaiono i fiori piccoli e bianchi, eccettuato quello centrale di colore grigio purpureo, raccolti in ombrelle composte. Il frutto è un diachenio contenente semi di colore verdastro provvisti sulla superficie esterna di piccoli aculei.

Carota selvatica – PROPRIETÀ E IMPIEGO

Carota selvatica
Carota selvatica

Erba aromatica, diuretica, ad azione decongestionate sul tratto digerente e stimolante sull’utero. Indicata contro i calcoli urinari, cistite, gotta, edemi, nella digestione con flattulenza, nei problemi mestruali. L’infuso dei semi stimola la digestione ed è di sollievo nelle affezioni delle vie urinarie.

Le carote fresche o il loro succo, per l’alto contenuto in oli essenziali possono essere impiegate come vermifugo. L’olio dal delicato profumo di Iris, viene impiegato nei prodotti cosmetici per il suo contenuto in beta-carotene. L’uso cosmetico dell’estratto oleoso migliora lo stato delle pelli secche e screpolate. Per le proprietà emollienti, protettive cutanee, è ampiamente utilizzato in emulsioni e unguenti per il trattamento delle pelli secche e nei prodotti antinvecchiamento, per stimolare l’abbronzatura e per curare le impurità della pelle. L’olio estratto dai semi è inoltre utilizzato nella fabbricazione di liquori; la parte centrale porporina del fiore, viene impiegata dagli artigiani nella miniatura. Ricca di principi attivi primo fra tutti il carotene (dal nostro organismo elaborato in vitamina A). Regolatrice intestinale ed epatica, attenua le infiammazioni dello stomaco e intestino. Il consumo della radice è consigliato a tutti quanti richiedono apporto vitaminico, in caso di diarrea o stipsi. Il succo per artrite e gotta; il cataplasma di polpa grattugiata dà sollievo in caso di scottature. In cosmesi in maschere e lozioni ringiovanenti e contro le macchie della pelle. In cucina ha largo impiego sia come verdura che come aromatica; meno diffuso, ma possibile, l’impiego nelle insalate delle foglie tenere, raccolte in primavera primi che si sviluppi il caule.

Carota selvatoca – CURIOSITÀ

carota selvatoca
Carota selvatica – rimedio naturale

, poche sono le notizie storiche della pianta, ma è noto che greci, latini, slavi e germani, l’apprezzavano soprattutto per il profumo aromatico. La troviamo raffigurata negli affreschi di Pompei e Plinio la cita per le proprietà cicatrizzanti, diuretiche e stimolatrice dell’apparato gastrico. Le carote “antiche” non dobbiamo immaginarle come quelle che siamo abituati a vedere oggi: in epoca romana erano sottili e nodose, il gusto era acre il cuore biancastro, il colore violaceo e la consistenza… si legge: “dura come pietra”. Non la si trova nominata nei ricettari del Rinascimento, ove se ne consigliavano i fiori per preparare una tisana contro l’epilessia. Mentre il fittone radicale della carota selvatica è legnoso, sottile e di odore sgradevole, quello che consumiamo oggi fu selezionato nel XVI secolo, si ingrossa ed è ricchissimo di caroteni. La denominazione di specie “carota” si trova usata già nel 2° – 3° secolo d.C. da Autori che ne spiegavano l’uso in cucina. In Inghilterra, durante il regno di Giacomo I, si instaurò fra le dame la moda di adornarsi i capelli con rami fioriti di carota selvatica.

Diverse sono le leggende che riguardano questa pianta: si riteneva che un fiore di carota, raccolto nelle notti di luna piena, servisse a curare l’epilessia, oppure che aiutasse il concepimento: per favorirlo era necessario bere un bicchiere di vino, nel quale fossero stati bolliti i fiori della pianta. Probabilmente a causa della sua forma, era considerata afrodisiaca e atta a curare l’impotenza maschile.

a cura di Domenico Gabrieli

Domenico Gabrieli - naturalista
Domenico Gabrieli – naturalista

 

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