Coronavirus e vino , -90% sul fatturato bresciano – serve un piano salva vino made in Italy – A rischio le eccellenze del territorio

Coronavirus e vino – Da sempre la produzione vinicola del nostro territorio costituisce il fiore all’occhiello della produzione agricola, ma ora oltre all’export  la chiusura di alberghi e ristoranti, enoteche e bar, fanno drasticamente calare le vendite.

Coronavirus e vino
Coronavirus e vino – drastico calo delle vendite

Crollo verticale del fatturato, fino al 90%, e allarme liquidità per le aziende vitivinicole bresciane, fiore all’occhiello dell’economia agricola provinciale con un valore di oltre 55 milioni di euro, che “lievita” a 377 milioni se contiamo la filiera dal campo alla cantina, secondo quanto riportato dall’ultima Annata Agraria di Coldiretti Brescia. L’emergenza coronavirus mette infatti a rischio eccellenze produttive che contano 18 milioni di bottiglie in Franciacorta (meno di 2 milioni come Curtefranca), 17,5 milioni nella zona del Lugana (questo dato è complessivo anche della provincia di Verona la provincia di Brescia produce circa 7 milioni di bottiglie), oltre 5 milioni tra Valtenesi e Garda bresciano, e circa 1 milione e mezzo tra Capriano del Colle, Botticino, Vallecamonica e Cellatica, tutti vini con denominazione. A pesare sulla mancata vendita dei vini di qualità, la chiusura forzata di alberghi, agriturismi, enoteche, bar, e ristoranti a livello italiano, oltre al forte calo delle esportazioni, aggravato dalle difficoltà logistiche e dalla disinformazione.

Con la chiusura del canale Horeca le cantine medio-piccole di alta qualità, che trovano in esso uno sbocco quasi esclusivo, sono di fronte ad una triplice difficoltà – racconta Davide Lazzari, referente Giovani Impresa Coldiretti Brescia e viticoltore di Capriano del Colle (BS) -: non sanno se e quando verranno pagate le forniture dei vini già effettuate, se e quando avranno ancora la possibilità di distribuire del vino all’interno di questo canale e quanti di questi operatori sopravvivranno a questa fase”. Una situazione di incertezza alla quale gli imprenditori agricoli provano a rispondere con impegno e resilienza: “l’istinto di sopravvivenza ha spinto molti ad attrezzarsi per le consegne a domicilio, per arginare il più possibile l’emorragia, sfociando anche verso il canale online”  precisa Davide Lazzari.

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Ma questa innovazione rappresenta il primo segnale di una profonda crisi che investirà il settore e che riguarda anche le attività dirette nei campi: in questo momento è determinante poter incrementare di almeno 2 anni la validità delle autorizzazioni all’impianto di vigneti che le aziende hanno in portafoglio – precisa Luca Formentini vicepresidente del Consorzio del Lugana – senza questo provvedimento il rischio infatti è accentuare ulteriormente le difficoltà finanziarie e abbattere le prospettive future di ripresa. Questo contribuirebbe al tracollo del settore attualmente in una situazione fortemente compromessa.

Senza vendite – precisa Coldiretti Brescia – le aziende non riescono a far fronte ai pagamenti e a finanziare il ciclo produttivo che invece deve continuare. Le misure messe in campo con il blocco delle rate di mutui, prestiti, tasse, contributi sono certamente utili ma non bastano ed è indispensabile – chiede Coldiretti – mettere a disposizione delle aziende vitivinicole liquidità sotto forma di prestiti a lunga scadenza a tasso zero e garantiti dallo Stato, pari a una percentuale del fatturato dell’anno precedente, da erogare attraverso una semplice richiesta alle banche. Un intervento semplice, che dovrebbe essere garantito indipendentemente dalla dimensione aziendale, al quale aggiungere anche la compensazione a fondo perduto sulle perdite subite sotto forma di “risarcimento del danno”.

Il lockdown sta creando danni enormi, non possiamo credere che le misure adottate fino a oggi siano sufficienti – commenta Silvano Brescianini, Vice Presidente di Coldiretti Brescia e Presidente del Consorzio Franciacorta  – l’ultimo decreto sulla liquidità rappresenta un primo passo a supporto delle imprese, il rientro in 6 anni dei finanziamenti a tasso agevolato è una buona proposta, ma sarebbe meglio attuare misure a 10 anni. Non dimentichiamo inoltre la necessità di aiutare i settori del commercio, della ristorazione e dell’ospitalità, riconoscendo il loro ruolo di spicco nella valorizzazione del made in Italy. Ci auguriamo che i contributi confermati siano facilmente accessibili e che il Governo metta in campo ulteriori misure per sostenere le nostre eccellenze e la filiera vitivinicola”.

Coldiretti ha presentato al Governo il piano salva vigneti
Coronavirus e vino – il pensiero va alla prossima vendemmia

Il pensiero va alla prossima vendemmia: servono risorse aggiuntive comunitarie e nazionali per la riduzione delle giacenze e il contenimento della produzione di vino. Coldiretti ha presentato al Governo il piano salva vigneti con il quale, attraverso la distillazione volontaria, si prevede di togliere dal mercato una parte di vini generici da trasformare in alcol disinfettante per usi sanitari.  Il piano – conclude Coldiretti – prevede inoltre la possibilità di accedere ai contributi per la vendemmia verde così da ridurre la produzione anche sui vini di qualità, evitare un eccesso di offerta, che farebbe crollare i prezzi della materia prima e sostenere i viticoltori. Sono altrettanto alte le preoccupazioni sulla contrazione dei consumi anche all’estero dove l’emergenza sanitaria si sta diffondendo progressivamente.

dati forniti da Coldiretti Brescia 

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