Elleboro bianco – una pianta erbacea perenne molto velenosa. Si dice curasse la pazzia, ma è molto difficile stabilirne il dosaggio 

Helleborus niger L. – fam. Ranuncolaceae

Elleboro, cominciamo con il descrivere questa pianta che fiorisce da gennaio ad aprile

Elleboro è una pianta erbacea perenne
Elleboro è una pianta erbacea perenne alta 8-35 cm, velenosa, emana un odore acre, ha un rizoma corto

 Si tratta di una pianta erbacea perenne alta 8-35 cm, velenosa, emana un odore acre, ha un rizoma corto e ingrossato di colore nerastro, ricco di radici, le foglie sono basali, lungamente picciolate, di grandi dimensioni, da oblungo-cuneate a lanceolate, coriacee a margine seghettato, di colore verde scuro, scapi florali di colore rossiccio, con brattee ovali, sessili, i fiori sono singoli o a coppie, grandi apicali a forma di coppa, di colore bianco, rosa o rosso-porpora, con piccoli petali, tubulosi, e numerosi stami, con fioritura da gennaio ad aprile, i frutti sono follicoli rigonfi, muniti di rostri, e contengono nume- rosi semi oblunghi.

PROPRIETÀ E IMPIEGO

Pianta molto velenosa, sia per ingestione che per uso esterno, molto difficile da dosare, se ne sconsiglia vivamente l’uso. La polvere ricavata dalle radici e dai rizomi raccolti in primavera o in autunno, e fatti essiccare rapidamente ha proprietà cardio- toniche, narcotiche, emetiche e curative degli edemi, è anche un purgante drastico. Per uso esterno si usa come revulsivo in alcune malattie della pelle. Può provocare avvelenamento caratterizzato da cefalea, vertigini, rallentamento del polso, bruciore e asprezza alla bocca, vomito, diarrea, delirio, sonnolenza, collasso e morte per arre- sto cardiaco, senza che la coscienza sia alterata.

ELLEBORO  “CURIOSITÀ”

Elleboro-un pianta spontanea
Elleboro-un pianta spontanea dalle tante proprietà , ma molto percolosa perchè velenosa

Nella famosa opera teatrale di D’Annunzio, la figlia di Jorio, il pastore Aligi si rivolge alla donna delle erbe e le dice: “…..su svegliati, su levati e vammi in cerca dell’elleboro nero che il senno renda a questa creatura“. Questo perché la fama dell’elleboro consisteva soprattutto nella creduta proprietà di guarire le malattie mentali.

In realtà è un cardiotonico e un purgativo violento, ma purtroppo il suo uso medicinale è poco controllabile e fortemente velenoso. Prove dicono che 250 grammi di elleboro fresco uccidano un cavallo e 10 grammi di pianta secca uccidano un cane.

Esistono molte leggende sull’uso di questo fiore, si racconta che un pastore di nome Melampo, indovino e guaritore, avendo osservato che le proprie pecore, si purgavano mangiando l’elleboro, pensò di somministrare lo stesso alle figlie del re di Argo, Preto. La pazzia aveva colpito le giovani principesse, esse credevano di essere diventate vacche. Melampo le guarì, come ricompensa ottenne il titolo onorifico di “Purgatore” una parte del regno di Argo e la mano di una delle principesse.

Elleboro “per indicare i folli,
Gli antichi greci ricorrevano alla frase “aver bisogno dell’Elleboro “per indicare i folli, in quel tempo molti malati di mente

 si recavano ad Antycira, nel golfo di Corinto, che era località rinomata per la vegetazione ricca di Elleboro, luogo consigliato anche dal poeta latino Orazio.

Racconta la leggenda che Eracle fosse stato guarito dalla pazzia proprio grazie a questa pianta. Pare che gli antichi filosofi ricorressero ai principi di questa pianta per raggiungere uno stato ipnotico, molto simile alla meditazione profonda. Un uso partico- lare ne fece Paracelo che usò le foglie dell’Elleboro per la preparazione di un “elisir di lunga vita”. Anche gli inglesi hanno la loro leggenda in merito all’Elleboro, pare che spargendo la polvere della radice mentre si cammina, questa abbia il potere di rendere invisibili.

Nei paesi della bergamasca, in particolare della Val Cavallina negli anni 50 e sino alla fine degli anni 60, era florido il commercio della rosa di natale: i bambini raccoglievano i fiori e li portavano in un punto di raccolta dove venivano selezionati e poi contati, un centesimo a fiore era la ricompensa. I pochi soldi racimolati, in quegli anni di miseria, servivano per comprare i quaderni e quando il raccolto era abbondante: grande festa, ci scappava anche qualche caramella !!!

a cura di Domenico Gabrieli – naturalista 

Domenico Gabrieli - naturalista
Domenico Gabrieli – naturalista

 

 

 

 

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