Agroalimentare: bollicine e  Grana Padano trainano l’export- molto bene i primi mesi del 2017

Agroalimentare italiano

Il “made in Italy” dell’agroalimentare sta attraversando un momento di forte crescita. Dal Piemonte alla Lombardia, Veneto e Friuli ma anche Toscana ed Emilia i nostri vini trovano sempre più maggiore richiesta all’estero.

In Veneto il prosecco sfiora un quasi +11% dell’export a giugno su una crescita annua complessiva dell’ 8,2%. Dati importanti anche per il Franciacorta e per i vini nobili toscani.  Un riscontro era giunto dal Vinitaly con gli stand dei produttori italiani invasi da compratori esteri, cubani e cinesi.

Questa impennata, che secondo Coldiretti porterà il fatturato totale ad un traguardo storico,  la si deve non solo alla qualità del vino prodotto ma soprattutto alla trasformazione delle nostre piccole aziende agricole vitivinicole.

Agroalimentare: la crescita.

Il “contadino” ha saputo investire bene e le piccole cantine sono diventate aziende. I giovani si sono formati nelle università trovando sbocchi a livelli importanti.

Ma non solo il  vino, anche il lattiero-caseario è in forte crescita. Nei primi mesi del 2017 si sono avuti importanti risultati con un export  che ha toccato  + 11,2%.

Agroalimentare: i fiori all’occhiello.

Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono la punta di diamante di questo settore, ma dati apprezzabili arrivano anche da burro e mascarpone, sempre più apprezzati e richiesti all’estero.  Dopo anni di crisi e di battaglie le DOP nazionali, grazie ai mercati esteri,  respirano a pieni polmoni e dopo che ad aprile è scattato l’obbligo di indicazione dell’origine del latte la situazione è ulteriormente migliorata.

Oggi le aziende tornano ad investire in capi di bestiame offrendo nuova occupazione.

I mercati di riferimento per il settore lattiero-caseario restano Inghilterra, Francia e Germania, ma si attende un segnale anche dagli Stati Uniti, con Trump che costituisce una vera incognita e con un dollaro  che non ci favorisce.

Ancora fermo il mercato russo dove gli incentivi dati da Putin stanno facendo nascere imprese locali guidate da tecnici e casari italiani. Per aggirare l’embargo la Russia ora il formaggio lo produce in casa: mozzarelle e gorgonzola in primis.  Ma sappiamo bene che non è la stessa cosa del nostro “made in Itay”.

 

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