Parchi– Nessuno ne parla, nessuno che dice nulla e intanto nel silenzio più assoluto i nostri politici stanno mettendo mano in maniera disatrosa alla Legge 394 /91, quella sui parchi e sulle aree protette. Quella che fa riferimento ai  25 parchi nazionali, che con i loro quasi 1,5 milioni di ettari coprono circa il 10% del nostro territorio.

E’ ormai da tempo che i nostri politici stanno tramando in ogni modo di modificarne i contenuti e cercando di trasformare le aree protette in una sorta di comprensori di marketing territoriale e di promozione turistica, più incentrati sui mille interessi locali e sui vari prodotti enogastronomici del territorio che non sulla tutela di flora e fauna. Tutto questo con il bene-placido di alcune  associazioni ambientaliste che ne potranno trarre vantaggi e benefici.

È però giunta l’ora, prima che sia troppo tardi, di fare sentire a questi politici e amministratori pubblici la voce di protesta  di chi vuole che la natura italiana non subisca altri traumi. Da un’efficace rete di parchi nazionali, il cui obiettivo principale, ricordiamolo, deve rimanere la tutela di una  biodiversità  unica nel suo genere e delle aree wilderness.

Parchi– Ora, con l’ultima versione di modifica della legge recentemente approvata dalla Commissione ambiente della Camera su di un Disegno di legge del Senato (precisamente il ddl n. 119), ci stanno per riuscire.

 

Come cambierà la legge sui Parchi .. ?

Ecco alcune, le più significative e el più deleterie,  modifiche apportate al precedente testo.

1. Presidente : resta una nomina “politica” (e fin qui nulla da dire) ma senza richiedere nessun tipo di competenza specifica in materia ambientale (carica dunque ideale per politici fuori dai “giri” importanti che si devono “riciclare” e rilanciare la carriera).
2. Direttore: prima era nominato dal Ministro dell’Ambiente. Oggi sarebbe nominato direttamente dal Presidente. Il Direttore (sempre secondo la proposta) non occorre che abbia nessun tipo di competenza in materia di conservazione della Natura. Potrebbe essere (quasi certamente ) un qualsiasi burocrate proveniente sa altri settori e che non ha mai avuto a che fare con parchi-natura e biodoversità.
3. Consiglio Direttivo: manca la componente scientifica e vien inserito un rappresentante degli agricoltori o dei pescatori. Il 50% dei consiglieri  sarà composto da amministratori locali. Trattandosi però di Parchi Nazionali, una delle migliori cose di questa Italia deturpata,  vi si inserisce una rappresentanza di parte, favorendo il localismo più deteriore a scapito della componente scientifica, quella che meglio potrebbe controllare la serietà dell’operato dell’ente gestore.
4. Non sono modificati gli organici esistenti, gli addetti al lavoro pratico. I Parchi Nazionali, quanto a numero di addetti, hanno situazioni ormai al limite dell’ingovernabilità, con una media di uno ogni 2.500 ettari ed estremi fra i 444 e i 6808 ettari per dipendente.
5. Non si assicura una sorveglianza alle dipendenze del Parco, ovvero i famosi “guardaparco”. Solo tre parchi storici la possiedono e la manterranno: gli altri non ne avranno proprio nessuna e con il Corpo Forestale dello Stato (che NON era alle loro dipendenze ma al quale si poteva chiedere aiuto) ormai confluito nei Carabinieri – che come noto hanno ben altre priorità – non è chiaro a chi e come sarà affidato il controllo dei territori e con il compito di fare rispettare le leggi in materia ambientale (anche in considerazione della fine che hanno fatto le province e i loro servizi di vigilanza, come gli agenti della polizia ittico-venatoria).

6. La creazione di aree contigue prevede che nelle aree contigue siano gli Enti parco a regolamentare l’attività venatoria è regolamentata dall’Ente parco, sentiti la Regione e l’ambito territoriale di caccia competenti, acquisito il parere vincolante dell’Ispra.

Ora serve solo fare sentire la nostra voce attraverso una vera mobilitazione generale: sollecitate chi conoscete, scrivete al presidente della Camera, al Presidente della Repubblica e del Consiglio, ai giornali, a radio e televisioni. usate il web (fate copia incolla di questo articolo).  Rivolgetevi alle associazioni, usate i vostri  contatti nei partiti politici e tra i deputati chiedete loro conto.

In poche parole facciamoci sentire !

 

 

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