Parco di Veio : una tavola pitagorica tra cifre, date e perché.

Nel frattempo è emergenza cinghiali

Parco di Veio – Roma

Parco di Veio – Nell’antichità, Veio, prima della sconfitta contro i romani (480 a.C. Battaglia di Veio), rappresentava la città più importante dell’Etruria, infatti nessuna poteva meglio rappresentare questa zona dandone così il nome al Parco. Molti i siti d’interesse storico-archeologico ed altrettanti d’interesse naturalistico.

Istituito con la legge regionale n° 29 del 6 ottobre 1997, il Parco di Veio è composto da nove Comuni che rientrano nell’area : Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Formello, Magliano, Mazzano, Morlupo, Riano, Sacrofano e Roma Municipio XV, Situato geograficamente a nord della capitale, delimitato ad ovest dalla strada Statale Cassia e ad est dalla strada statale Flaminia.

Solo nel  dicembre 2017, dopo 18 anni di vuoto e varie problematiche, la sua deliberazione (n 74 del dicembre 2017), con il Presidente Giacomo Sandri, il Parco ha finalmente un suo piano d’assetto. 

Attualmente si è però aggiunta un’altra questione, che riguarda la diretta getsione, cioè che il Parco non ha né il Direttore né il Presidente. Quest’ultimo punto crea il serio problema che non vi è un legale rappresentante, il che si traduce in difficoltà negli atti d’indirizzo politico: finanziamenti, progetti, patrocini e altro ancora.  Non ultimo, il personale dell’Ente non può rilasciare informazioni.

Parco di Veio – emergenza cinghiali

Parco di Veio – emergenza cinghiali

Mentre i documenti giacciono nello scrigno della Regione Lazio tra problemi e problematiche varie ora vi è in quest’area un emergenza cinghiali, che pullulano nella macchia ma anche al di  fuori  di questo Paradiso.

Dal 2012 il Parco ha effettuato 2 piani di controllo per la cattura con gli ungulati poi venduti ad aziende private a cifre irrisorie. A vuoto anche  5 anni il bando per la vendita delle carni ai ristoranti o a chiunque fosse interessato attraverso il canale di macellazione riconosciuta e controllata.

Intanto questi ungulati, proliferano a fuori controllo e  a nulla varrebbe un censimento perchè non sarebbe un valore aggiunto, poiché il numero che può intervenire sul territorio è legato, anche, alla coesistenza con l’uomo.

Un’esponenziale antropizzazione ha modificato l’habitat dell’animale e con lui le abitudini con il risultato di avere questi animali in sovrannumeroche si avvicinano ai centri urbani indisturbati e le conseguenze si traducono in danni all’agricoltura, messa a rischio della sicurezza stradale ed altri fenomeni legati alla questione.

In vent’anni l’Ente ha organizzato solo 2  corsi per coadiutori/selecontrollori (una delle componenti assegnate dalla Delibera Regionale sul controllo della fauna selvatica) così come previsto nella Legge 394/91 art.22 comma 6.

Parco – La legge parla chiaro

Parco di Veio – i cinghiali costituiscono un danno all’agricoltura e un pericolo per la circolazione

Nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali l’attività venatoria è vietata, salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici. Detti prelievi ed abbattimenti devono avvenire in conformità al regolamento del parco o, qualora non esista, alle direttive regionali per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate scelte con preferenza tra cacciatori residenti nel territorio del parco, previo opportuni corsi. 

Corsi che non hanno mai avuto un’attuazione pratica, perché si pretendeva dai cacciatori selecontrollori di smaltire le carcasse a loro spese. Questo sebbene esistono altre soluzioni, come ad esempio il pagamento da parte dei selecontrollori di una concessione che gli permette di acquisire la carcassa (vedi Parco Nazionale dello Stelvio)

Parco di Veio

Per concludere: l’Ente Parco, quest’anno grazie ai guardia-parco autorizzati, presenti sul territorio, si sono  prelevati  circa 200 cinghiali e probabilmente si andrà oltre.

Ora però, dopo la Deliberazione 74/2017, la palla potrebbe passare ai cittadini residenti con  una raccolta firme a petizione da portare alla Regione Lazio, con la speranza di un intervento tempestivo e repentino che affronti anche il problema pedonale e ciclabile all’interno della macchia, che rappresneta un lembo importante della famosa  macchia mediterranea. Biciclette e passaggio pedinale stanno alterando l’ecologia contribuendo alla scomparsa  di molte specie botaniche.

Testo di Laura Tenuta

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