RISO:  Consumi, scatta la raccolta  Lombardia regina del Carnaroli

 16 febbario 2018 data storica  – l’obbligo di etichettatura d’origine per il riso italiano

 

Risaie pavesi

Scatta la raccolta del riso in Lombardia, dove – stima la Coldiretti regionale – le superfici sono in calo di circa mille ettari rispetto allo scorso anno, attestandosi a quota 100mila e rappresentando così più del 40% di tutte le risaie italiane. A livello provinciale spicca Pavia, primo territorio risicolo d’Europa con quasi 84mila ettari seminati nel 2016, seguita dalla provincia di Milano (oltre 14mila ettari), Lodi (2.200) e Mantova (1.180). Sempre la Lombardia è la regina del Carnaroli con il 70% della produzione nazionale e un progetto di rilancio del vero chicco originale 100% italiano, garantito dal marchio “Carnaroli da Carnaroli Pavese” depositato della Camera di Commercio di Pavia su proposta di Coldiretti Pavia.

 

 Entra in vigore la riforma del mercato

Il nuovo raccolto – sottolinea la Coldiretti – rappresenta un momento di svolta per due grandi novità che consentiranno ai consumatori di poter fare chiarezza sulla reale provenienza del riso e difenderanno i produttori dalla concorrenza sleale. Il 7 dicembre 2017 – continua la Coldiretti –  entrerà in vigore la nuova riforma del mercato interno del riso, che rappresenta un passo avanti importante che aggiorna finalmente una normativa che risale al 1958 con la salvaguardia e la valorizzazione delle varietà italiane per effetto della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 7 settembre 2017. Sarà possibile infatti aggiungere – spiega la Coldiretti – l’indicazione “classico” nel caso in cui nella confezione sia presente una delle varietà tradizionali (es. Carnaroli) e a condizione che sia garantita la tracciabilità varietale.

 

 16 febbario 2018 data storica

Riso italiano

Il 16 febbraio 2018 sarà un altro giorno storico per i risicoltori e per i consumatori italiani per l’entrata in vigore del decreto interministeriale che fissa finalmente l’obbligo di etichettatura d’origine per il riso italiano. Con l’etichetta trasparente – sostiene la Coldiretti – finisce l’inganno del riso importato e spacciato per Made in Italy e il consumatore sarà libero di scegliere tra la qualità, la tipicità e la sostenibilità del prodotto nazionale e quello di importazione. Un cambiamento importante per un alimento come il riso considerato dietetico che ha fatto registrare un aumento degli acquisti familiari nel primo semestre del 2017 (+1%) secondo Ismea, anche per effetto – conclude la Coldiretti – di una rivoluzione nelle occasioni di consumo in atto nell’ultimo decennio, da primo piatto a piatto unico, da caldo a freddo, da tavola a take away.

 

Altissima l’importazione da paesi che non rispettano i diritti umani

 

Intanto però aumentate dell’800% nel 2017 rispetto allo scorso anno le importazioni di riso dalla Birmania che nonostante sia sotto accusa per la violazione dei diritti umani nei confronti del popolo Rohingya gode, insieme alla Cambogia, dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi). Infatti un pacco di riso su quattro venduto in Italia – sottolinea la Coldiretti – contiene prodotto straniero proveniente spesso da paesi dove non sono rispettati gli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza. La metà del riso importato in Italia arriva infatti dall’Asia nel primo semestre del 2017 con un aumento del 12% delle importazioni dall’India che è il principale esportatore asiatico di riso in Italia seguito da Pakistan, Thailandia, Cambogia e Birmania, che è diventata uno dei principali fornitori dell’Italia secondo l’analisi della Coldiretti.

Fonte Coldiretti

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