Salvia dei prati .  Un erba naturale considerata il dentifricio e sbiancante per denti, più antico usato dall’ uomo

Salvia dei prati si dice che … Chi ha la salvia nell’ orto ha la salute nel corpo”

Domenico Gabrieli - naturalista
Domenico Gabrieli – naturalista

Erbe spontanee, colori, curiosità e proprietà a cura del nostro amico naturalista Domenico Gabrieli 

Salvia pratensis L. – fam. Labiatae

 

 

Sinonimi: salvia dei campi, salvia dei prati, salvia comune, salvia pratense, erba lupo, erba moro.

 Etimologia: l nome del genere deriva dal latino “sàlvus” = salvo, con riferimento alle proprietà medicinali di queste piante; oppure sempre dal latino “salvere” = star bene, con la medesima radice il nome tedesco “salbe”, = unguento medicamentoso. Il nome specifico dal latino ‘’pratensis’’ = dei prati, indica l’habitat.    

Fioritura: aprile, giugno.

DESCRIZIONE

Salvia dei prati o salvia comune
Salvia dei prati – un rimedio antichissimo – fiorisce da aprile a giugno

Pianta perenne, con fittone ingrossato, le foglie consistenti disposte in rosetta, caratterizzate da una nervatura reticolare, margine leggermente crenato. I fiori portati da un breve pedicello, sono azzurro-violetti, raramente rosa o biancastri. Corolla con labbro superiore falcato: sporge lo stilo bifido, labbro l’inferiore patente o riflesso, a margine denticolato. Gli stami, si comportano come piccole leve: quando un insetto, in cerca di nettare, penetra nel fiore, aziona un meccanismo a bilanciere, che gli ribalta sul dorso il braccio dello stame che porta l’antera: il polline si rovescia allora sul dorso dell’insetto. I frutti sono tetracheni con semi tondeggianti; i fusti un po’ pelosi porta- no spicastri di 2-6 fiori su ogni verticillo di un bel colore azzurro-violetto.

PROPRIETÀ E IMPIEGO

Salvia dei prati
Salvia dei prati – Molto apprezzata nei tempi passati come rimedio per varie malattie, la salvia comune gode tuttora di buona fama nella medicina popolare

Un vecchio proverbio dice; Chi ha la salvia nell’ orto ha la salute nel corpo”, la fama del valore medicinale di questa pianta è stata grande fin dall’antichità, il riferimento è dovuto in particolare alla la Salvia officinalis (salvia domestica, erba sacra, erba san- ta), che cresce spontanea in varie regioni del Mediterraneo, dove è anche oggetto di coltivazione. Molto apprezzata nei tempi passati come rimedio per varie malattie, la salvia comune gode tuttora di buona fama nella medicina popolare, soprattutto come stimolante della funzione digestiva e per combattere l’eccessiva sudorazione negli stati reumatici. Dalle foglie – di cui è ben noto l’impiego in cucina come aromatizzante – e dalle sommità fiorite si estrae un’essenza usata in profumeria. Per uso esterno, buon rimedio in caso di gengivite, mal di gola, eczemi, piaghe e punture d’insetti. La Salvia può essere considerata il dentifricio e sbiancante per denti, più antico usato dall’uomo: le foglie venivano infatti strofinate su denti e gengive, con un pizzico di sale o bicarbonato. Provate: prendete una foglia di Salvia, strofinatela sui denti avrete denti bianchi e alito fresco!

Risciacqui di infuso di salvia donano riflessi ai capelli scuri, vaporizzazioni al viso e lozioni a base di salvia sono astringenti e detergenti e indicate per le pelli impure. Questa pianta viene coltivata per le proprietà officinali ma anche come ornamentale per giardini rocciosi ed è un’ ottima mellifera.

CURIOSITÀ

Salvia dei prati
Salvia dei prati – Salvia era conosciuta sin dall’antichità e pare che persino Cleopatra, la usasse per preparare filtri afrodisiaci

La Salvia era conosciuta sin dall’antichità e pare che persino Cleopatra, la usasse per preparare filtri afrodisiaci. I Galli la consideravano una panacea, in grado di guarire tutti i mali. I druidi la usavano contro febbre, tosse, paralisi, epilessia, ma anche per favorire il concepimento e il conseguente parto. Le era attribuito anche il potere di resuscitare i morti ed entrava come ingrediente in numerosi incantesimi. Ippocrate ne consigliava l’uso nelle piaghe, gli egiziani la usavano per imbalsamare i morti. I romani la impiegavano per conservare la carne e credevano che rendesse immortali; la chiamavano” erba sacra” e le attribuivano capacità di curare il morso dei serpenti, a condizione che non fosse stata infettata dall’alito venefico dei rospi e per questo pensavano che potessero raccoglierla solo pochi fortunati, abbigliati in modo particolare e dopo avere fatto particolari sacrifici. Ritroviamo questa credenza nel “Decameron”. I medici della scuola salernitana si chiedevano:perché dovrebbe morire l’uomo nel cui giardino cresce la salvia?

Nei secoli successivi si attribuirono a questa pianta diverse proprietà: quella di far restare incinta la donna che ne avesse bevuto l’infuso per 4 giorni di fila, o quella di curar le affezioni del cavo orale, perché la forma delle foglie ricorderebbe una lingua, oppure il potere di spezzare malie e incantesimi.

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