Voucher, nei campi erano meno dell’1%

Prandini: “Ma ora serve un’alternativa”

Quello dei voucher diventa un problema per molte aziende del settore agricolo, sebbene come ribadisce Coldiretti, in agricoltura non se n’è mai abusato. Un metodo di retribuzione consolidato per i lavoratori  stagionali.   Ora serve una seria alternativa per non mettere in crisi un settore che già soffre di suo.

Alla vigilia dell’inizio in grande stile della raccolta di frutta e verdura è SOS nelle campagne dove servono alternative ai voucher per garantire i raccolti e non perdere opportunità di lavoro per migliaia di giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati in agricoltura nell’attività stagionale. “Quelli usati fino all’anno scorso nei campi lombardi erano meno dell’1% del totale e servivano nelle attività stagionali con precise categorie di persone – afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – adesso che sono stati aboliti in tutti i settori, compreso nel nostro che ne ha fatto sempre un uso equilibrato, è necessario individuare una valida alternativa che possa rispondere alle esigenze delle imprese e dei lavoratori per non perdere opportunità occupazionali”.

 

In Lombardia l’anno scorso per il settore agricolo sono stati staccati circa 150 mila voucher contro un totale regionale di tutti i comparti per quasi 27 milioni. A livello nazionale – spiega la Coldiretti – in agricoltura sono stati venduti nel 2016 solo 2.210.440 voucher, addirittura in calo rispetto al 2015 e più o meno gli stessi del 2012, per un totale di oltre 380mila giornate di lavoro che hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori.

 

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